QUESTIONE DI NUMERI

di Silvia Zoffoli

Buio.

Suona una sveglia.

Luce.

Una donna né vecchia né giovane si gira nel suo letto, lascia suonare la sveglia, si gira di nuovo, infine la spegne.

Si alza seduta sul letto, sbadiglia.

– (Parlando a occhi chiusi fra sé e sé.) Ma sai che c’è?

– Io quasi quasi torno a dormire….

Prova ad aprire gli occhi, poi li richiude, poi li riapre…

– Va bene, alziamoci.

Cerca di sgranchirsi.

– Ah sono tutta un dolore…cominciamo anche questa giornata. Buongiorno!

Accende la tv.

AUDIO DELLA TV: E’ stato osservato che i primati passano molto tempo a spulciarsi a vicenda. Questo spulciamento reciproco, denominato grooming, non è solamente una forma di comunicazione fra il maschio e la femmina prima dell’atto sessuale o fra la madre e il cucciolo.

Mette a scaldare dell’acqua.

Apparecchia la tavola con una tovaglietta da colazione, ci mette sopra una tazza e un cucchiaino.

AUDIO DELLA TV: Come vediamo da queste scimmie, il grooming, nelle società dei primati non umani, è una pratica comune anche fra esemplari senza un legame di vicinanza stretto perché toccarsi ha una funzione sociale.

Prende la scatola di fette biscottate, ne prende due, le mette sul tavolo accanto alla tazza.

Prende un filtro del the e lo mette nella tazza. Prende il pentolino e versa l’acqua bollente sopra il filtro.

AUDIO DELLA TV: Il tipico gesto dello spulciarsi a vicenda stabilisce una relazione e consolida il gruppo come un insieme di individui che si proteggono reciprocamente in caso di attacco da parte di predatori o si aiutano a vicenda nel reperimento del cibo e rinforza il legame fra membri dello stesso gruppo al punto che chi non lo pratica ne è escluso

Sbadiglia e abbassa la tv. Comincia a mangiare.

-Cartone, ecco di cosa sanno! Dicono che sono sane, ma come fanno ad essere sane delle fette biscottate così? Oramai ci hanno talmente abituato a certi gusti tutti uguali che non sappiamo più distinguere ciò che è buono da ciò che non lo è, perché quando ti abitui a qualcosa non riesci più a metterlo a paragone con ciò che esiste di migliore. Dimentichiamo i sapori, o meglio sono un vago ricordo. Eppure come era buono il pane con il burro che mi dava la nonna…ci metteva sopra un po’ di zucchero e il pane sapeva di pane e il burro sapeva di burro! Ma forse che gusto avesse quel pane e quel burro non lo ricordo più… saprei riconoscerlo? Non lo so… se solo esistesse ancora… eppure mi ricordo che aveva un sapore buonissimo.

Si sente qualcuno che tossisce, come fosse in un’altra stanza.

– Senti senti….che tosse! Sarà malato? E’ già qualche giorno che va avanti così, per fortuna di notte non mi sveglia… (si sente di nuovo un colpo di tosse) ma senti che tosse! Certo però, se continua così, dovrebbe chiamare qualcuno…

Sparecchia la tavola e sistema l’immondizia.

– Allora, la carta va con la carta, la plastica con la plastica, fin qui c’ero arrivata ma poi ci sono gli oggetti dubbi tipo questo… Era così semplice l’umido si dava alle galline e il resto tutto indifferenziato! Ma non c’erano tutti questi involucri! Io vorrei fare la mia parte, ma ai cassonetti non si capisce mai: quello con la campana tonda era per la plastica e ora dice che è per l’indifferenziato, poi se ha l’apertura rettangolare dovrebbe essere per la carta e invece no! E’ per l’umido.

Guarda fisso nel vuoto accanto a sé assorta un attimo nei propri pensieri guardandosi le mani.

Si sente la suoneria di una videochiamata, di là dalla parete.

– Voce maschile o femminile? Se è maschile sarà lavoro…se è femminile, sarà quella di ieri sera… (scandendo la frase come a ricostruirla da ciò che ascolta) “…scu-sa-te il ri-tardo metto le cuffie”. (sorridendo soddisfatta). Oggi lavora da casa.

Sistema la tavola, prende delle lettere/bollette, indossa degli occhiali, si siede.

Il suono del citofono la fa sobbalzare un attimo, si alza per andare a rispondere.

– Sì, chi è? No, io non ho ordinato nessun pacco… Sì questo è l’int.1 ma della scala A, c’è un int. 1 anche nella scala B… al pian terreno di fronte…No, io non prendo i pacchi degli altri… No, non le apro, io non apro a nessuno.

Rimette il citofono al suo posto.

Scosta la tendina dalla finestra per guardare fuori.

– La ragazza dell’int.1 ordina sempre pacchi. Non ho ben capito cosa faccia, ma certo è che abita da sola anche lei. Tiene sempre le finestre aperte. Parla sempre con il gatto oppure a voce alta, forse alle amiche allo schermo. Si mette tutta elegante, si cambia vestiti, ha una specie di attrezzatura fotografica con le luci e spesso si mette in mezzo alla stanza e dice “Oggi spacchettamento per voi…con gli aufit of de dei, bacini alle mie follouer”. (pausa) Ma come?! Ora piange? Povera ragazza! Il fidanzato l’ha lasciata, anzi non ho neanche ben capito se fosse un fidanzato…non l’ho mai visto, però stava le ore sul computer a parlare con la videocamera. Come è cambiato tutto così rapidamente… Fino a trent’anni fa chiamare qualcuno era un lusso, si pagava a scatto, anzi a tempo e c’era anche la pubblicità alla tv “ma quanto mi ami, ma quanto mi pensi… ma quanto mi costi”…(sorride) adesso, invece, stanno tutti connessi. Io mi rifiuto! Eppure dovrebbe tirarsi su, è giovane, carina. Carina…ma antipatica. Va sempre in giro a testa bassa sul cellulare e con le cuffie con la musica a tutto volume. Non saluta mai! Né buongiorno né buonasera. Che maleducata!

Si sente un telefono che squilla sempre di là dal muro.

(commentando) Questa è la telefonata della moglie…della ex moglie. Litigano già di prima mattina. Certo di questi tempi lei come fa senza lavoro a mantenere la figlia? Però anche lui, sta qui da pochi mesi, tutto solo. Certo lei poteva pensarci prima di lasciarlo…lui non sta con nessuna, giura…-eh però di là c’è un viavai di fanciulle-…però è un suo diritto vedere la figlia quando vuole e come vuole e non solamente quando dice l’avvocato -mi sembra giusto-. “Va-ffan…”. Ok anche oggi si sono presi a male parole. Sempre meglio di quelli del piano di sopra. Il marito ce l’ha sempre con la moglie, urla, volano piatti e le dice sempre che non è capace a fare niente…

In queste case si sente tutto…ah ma io mi faccio gli affari miei, ci mancherebbe.

Non so neanche che faccia abbiano.

Io sento loro come loro potrebbero sentire me, ma da me non c’è nulla da sentire.

Guarda le sue braccia, scosta la vestaglia dal braccio tirandola su fino al gomito.

Prende il cordless, e legge dalla lettera che ha in mano.

“Parla con noi! 800 3..” e compone il numero. Il volume della voce guida è alto.

VOCE GUIDA: “Benvenuto!

Per assistenza sui canali digitali e per informazioni sui tuoi prodotti e per fare operazioni, premi 1.

Per conoscere il catalogo prodotti e servizi, premi 2.

Per emergenza carte, premi 3.

Per informazioni sulla lettera di recesso, premi 4

Per accedere all’area fai da te, premi 5.

Per… premi 6…. premi 7…premi 8…

– (è incerta) Ma io voglio parlare con qualcuno!

VOCE GUIDA: “Non hai formulato alcuna scelta!

Per assistenza sui canali digitali e per informazioni sui tuoi prodotti e per fare operazioni, premi 1.

Per conoscere il catalogo prodotti e servizi, premi 2.

Per emergenza carte, premi 3.

Per informazioni sulla lettera di recesso, premi 4

Per accedere all’area fai da te, premi 5.

Per… premi 6…. premi 7…premi 8…

(si innervosisce) Possibile che non si possa parlare più con qualcuno?!

Sceglie un numero a caso.

VOCE GUIDA: “Stiamo trasferendo la tua chiamata online ad un operatore online che ti risponde dall’Italia.(pausa”). Tutti i nostri operatori sono momentaneamente occupati, la invitiamo ad attendere, grazie. (musica di attesa).

Si tocca tocca la pelle, tirandola un po’ e vedendo che poi torni al suo posto.

– Oh finalmente, buongiorno, sono giorni che provo a parlare con qualcuno…ecco non so se ho spinto il tasto giusto…ecco sì grazie mi faccia la cortesia… io vorrei fare reclamo per i numeretti…sì reclamo. Mi hanno detto che non c’è più il numero per fare la fila…sì anche una sua collega all’ufficio mi ha detto che devo avere la app, ma io non ho la app…… io non ho internet…sì sarà anche comodo ma io rivorrei il numeretto, ma perché lo avete tolto?…..(ripetendo a voce alta ciò che le dice l’operatore)”così evita la fila e quando è il suo turno, le arriva direttamente il messaggio sul cellulare”, sì me lo ha già detto la sua collega…ma perché lo avete tolto?… dice che è più comodo?!…no per me no…sì ho sentito dire di queste app che oramai ti dicono anche quando stai per avere un infarto… oramai siamo tutti schedati…ma se non voglio essere schedata? Se voglio avere il numeretto come prima? Non posso parlare con qualcuno? Ho capito che sono disposizioni per tutti, che il mondo oramai va così…sì ha ragione, oramai sarà tutto digitale….ma io non voglio aggiornarmi….io non voglio essere  digitale, io non voglio essere digitalizzata…Ma perché lo avete tolto? Io voglio un numeretto non voglio essere un numerooo…(disperata interrompe la comunicazione).

Pausa.

Osserva nuovamente la sua mano. Tocca di nuovo la sua pelle. Comincia freneticamente a spogliarsi, a verificare altre parti del suo corpo come a capirne la consistenza e verificarne il tono muscolare.

Il suo corpo ora è seminudo, lei lo osserva abbassando la testa e risalendo con lo sguardo dai piedi fino ad alzare il capo e a guardarlo adesso di fronte a sé, come fosse davanti ad uno specchio.

Con un effetto scenico, in trasparenza, come un dagherrotipo, si vede ciò che lei vede nella sua immagine riflessa: il corpo di una donna molto anziana.

(inorridita, pietrificata) Non mi guardare così…(con rassegnazione) Eh sì lo so, oramai sei l’unico contatto che ho.

Buio