DEAD MAN WAITING

di Manlio Marinelli

(Siamo nella stanza per la pena capitale di una prigione: un letto per il condannato, al fondo un vetro che separa l’ambiente con la camera del boia. Quando si accendono le luci ci sono Caronte e Yama che stanno preparando la “scena: le cinghie, l’ago, il tubo, tutto ciò che serve per l’iniezione letale)

SCENA I

YAMA: sbrigati. Mancano cinque minuti e noi siamo ancora a “carissimo amico”.

CARONTE: dimmi tu se questo cazzo di tubo…

YAMA: cosa?

CARONTE: no dico, vedi…

YAMA: cosa? che devo vedere?

CARONTE: vedi, che non si avvita.

YAMA: sì che si avvita. Ci vuole saperlo fare.

CARONTE: e fallo tu che hai il mestiere. Io non ce la so.

YAMA: (va ed avvita) si fa così. E che ci vuole?

CARONTE: che ci vuole. E tu Yama sei esperto io invece…

YAMA: cosa?

CARONTE: io…

YAMA: (batte al vetro e si rivolge ad Ade fuori scena) Controlla se funziona. Ade, mi senti? Ade, rispondi! Questo non sente niente. Ade, controlla il tubo e vedi se è collegato bene con i tuoi veleni. Niente. Ade, controlla il tubo! E vedi se risponde, sordo come una monaca.

CARONTE: e vai a dirglielo. (Caronte si mette a stringere le cinghie del lettino. Yama esce e poi rientra). Allora?

YAMA: dice che funziona. Mi pare mia suocera Ade, tu ci parli e quella non sente niente.

CARONTE: tu sei fissato con tua suocera, non ho mai capito perché ce l’hai con quella povera donna. Adesso è pure sorda?

YAMA: mia suocera? Come parlare con una tomba. Ieri le parlavo e lei mi faceva “sì sì” con la testa. Hai capito? Le ho detto: “il cane è uscito a pisciare?”. E lei mi fa sì sì con la testa.

CARONTE: e allora?

YAMA: e allora non aveva capito niente, il cane non era uscito e mi ha pisciato dappertutto. Le ho detto, “se non hai capito, dimmi- non ho capito- è inutile che fai “sì sì” con la testa e poi facciamo il danno”.

CARONTE: si mette vergogna, poverina.

YAMA: e lo so. Si mette vergogna. E intanto il cane ha pisciato per tutta la casa.

CARONTE: ma Ade che ti ha risposto?

YAMA: mi ha fatto “sì sì” con la testa.

CARONTE: come tua suocera.

YAMA: uguale.

CARONTE: e se non ha capito?

YAMA: (Yama esce di nuovo per andare nella stanza del boia. Si sente che urla da fuori) Ade, hai controllato se il tubo si è attaccato bene?

ADE: (sempre da fuori) sì, te l’ho già detto: che cazzo urli non sono mica tua suocera.

YAMA: (rientra) ha detto che funziona.

CARONTE: ho sentito.

YAMA: passami l’ago.

CARONTE: (mentre Yama lavora ad avvitare l’ago alla testina del tubo) ma che gli iniettano?

YAMA: pentothal, Pavulon e cloruro di potassio.

CARONTE: e fa male?

YAMA: nemmeno se ne accorge.

CARONTE: sì?

YAMA: è come addormentarsi.

CARONTE: ma pensa. Tu dici che sono strette le cinghie così?

YAMA: fammi vedere. No che non sono strette, non lo vedi. Qua finisce che ci licenziano: hai capito che se le cinghie non sono strette, rischiamo che gli fanno l’iniezione, quello si muove e gli spezza l’ago nelle vene. Capace che si fa male.

CARONTE: e fallo tu che hai il mestiere, io…

YAMA: (va per stringere le cinghie) cosa?

CARONTE: no, dicevo io, lo sai no? io….

YAMA: ma la finisci una frase? Dico una volta, Caronte, una volta la vuoi finire una cazzo di frase? Lasci sempre tutto a metà.

CARONTE: anche mia madre, pace all’anima sua…

YAMA: cosa?

CARONTE: quella storia delle frasi lasciate a metà: quando parlavo, mi guardava storta e mi diceva… capito?

YAMA: no. Se non finisci mai una cazzo di frase cosa devo capire? Ecco qua, ora sono strette.

CARONTE: ora non si fa male?

YAMA: no, ora è un lavoro fatto bene.

CARONTE: bravo.

YAMA: grazie.

CARONTE: dov’è adesso?

YAMA: chi?

CARONTE: il tipo. Il condannato.

YAMA: è nella sala di attesa. Sta parlando con il prete.

CARONTE: è cattolico?

YAMA: non lo so, ma pure se non è cattolico non è un buon motivo per negargli un prete.

CARONTE: be’ certo: come hai ragione. I conforti della religione… Tu sei religioso?

YAMA: io non sono un cazzo.

CARONTE: io sì. Cioè sono religioso. C’è in giro un sacco di atei, non lo diresti ma c’è pieno. Dico, ma non te lo chiedi chi l’ha fatto il mondo? Chi l’ha fatta la terra, i pesci del mare, gli uccelli del cielo, le montagne, i fiori? Chi li ha fatti?

YAMA: chi li ha fatti?

CARONTE: li ha fatti Dio. E chi se no? se no, come te le spieghi tutte le bellezze meravigliose del creato? Come? Non te le spieghi.

YAMA: e le malattie, le disgrazie, le tragedie, i terremoti, gli assassini, le stragi, chi le ha fatte?

CARONTE: (pausa) le ha fatte il diavolo.

YAMA: allora anche mia suocera l’ha fatta il diavolo. Opera del demonio.

CARONTE: povera vecchina.

YAMA: e bravo Caronte, povera vecchina. Tienitela tu a casa da dieci anni.

CARONTE: ma perché sei generoso, Yama. Sei generoso alla fine. Alla fine sei un uomo buono.

YAMA: io?

CARONTE: sì, tu. Fai il cinico, dici male di tutti, ma alla fine fai del bene. È nobile quello che fai con la vecchina.

YAMA: la vecchina. Se non fosse per mia moglie l’avrei già scaricata in autostrada, la vecchina. Lei e quel cazzo di cane che mi piscia dappertutto. Insieme. Dalla macchina in corsa, senza fermarmi.

CARONTE: ma perché dici così? È comunque la madre di… capito? Dico anche il cane… è una… come tua suocera.

YAMA: mia suocera è un cane?

CARONTE: no, dico, sono… tutti e due… capito?

YAMA: no, non ho capito un cazzo, perché tu non finisci mai una cazzo di frase e fai sempre un cazzo di bordello, che tu parli o che tu lavori o che tu stia fermo, o che tu non faccia un cazzo di niente, fai sempre un gran bordello e io non ti sopporto più: né te, né quella vecchia lercia di mia suocera, né quel cazzo di sordo di Ade che non sente mai un cazzo.

CARONTE: io ti capisco, Yama. Hai i tuoi problemi. Hai il tuo stress. Ti capisco. La vita è dura. Anche per me non credere. Ti ho mai detto di mia madre?

YAMA: non me ne frega un cazzo di tua madre.

CARONTE: quando è morta, è stato terribile. E dire che non era vecchia. Bisogna rassegnarsi, siamo nati per soffrire. Ogni giorno muoiono milioni di persone, noi non li conosciamo e restiamo indifferenti. Indifferenti e soli. Qui da soli. Ma quando muore chi ci è vicino! La vita è piena di sofferenze e come possiamo rassegnarci alla morte delle persone che amiamo? La vita è il bene più prezioso, Yama: i nostri cari che se ne vanno. Come possiamo rassegnarci? Vedrai quando non ci sarà più tua suocera la rimpiangerai.

YAMA: quando non ci sarà più mia suocera andrò a ballare sulla sua tomba.

CARONTE: io non ti capisco! Non ti capisco Yama! Parliamo di una persona, di un essere umano. Come fai ad essere così… cattivo.

YAMA: un giorno di questi io, ad Ade, gli frego il Pentothal, il Pavulon, il cloruro di potassio, una siringa, il tubo e le cinghie e la faccio fuori, la vecchia. Prima lei e poi il cane. E mentre crepano gli faccio anche la ripresa con il telefonino così me la rivedo nei momenti di malinconia.

CARONTE: sei un mostro! Sei un fottuto mostro! Non hai cuore! Non hai un briciolo di coscienza.

(Si apre la porta. Entrano due secondini con il condannato. Grande silenzio. Buio)           

 SCENA II

YAMA: (mentre sistemano) è durato più del solito o mi sbaglio?

CARONTE: più o meno.

(Pausa)

YAMA: ti sei offeso?

CARONTE: per cosa?

YAMA: sì, non fare lo stronzo. Per prima.

CARONTE: no. Io? no. Insomma, mi conosci Yama, sai come sono fatto. Dopo la morte di mia madre sono particolarmente sensibile. Se ci metti anche quanto amo io gli animali. Lo sai che ho due gatti e un cane.

YAMA: ho esagerato. Lo so. Mi dispiace.

CARONTE: sei stato cattivo. Sei stato cinico.

YAMA: sì. Hai ragione. Mi dispiace. Qui la mano. (Si stringono la mano) Dimenticato.

CARONTE: dimenticato.

(Pausa)

YAMA: Caronte, hai visto la faccia di quell’uomo quando è entrato?

CARONTE: quale uomo?

(Buio)

FINE

TORINO, 16-12-2020